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Lo squarcio luminoso
Elena Ghielmini
2020
240 pp.
25 Fr./ 00 Euro
Il gatto dell'Ulivo

LO SQUARCIO LUMINOSO.

Il grande Henry James, che pur essendo scrittore in prosa ha detto cose verissime sul linguaggio lirico, afferma che alla base dell'opera di un poeta devono esserci due elementi: la sincerità dell'ispirazione e la fertilità dell'immaginazione.
Nella produzione poetica di Elena Ghielmini,che possiamo definire sterminata (quantitativamente parlando ha già superato Emily Dickinson), questi due elementi non mancano di certo. La sua costante attenzione ad ogni possibile epifania della natura, l'intensissima percezione che le permette di cogliere ogni trasalimento atmosferico, la tensione all'infinito tipica dei grandi Romantici ma anche dei Decadenti si esprimono in uno stile semplice e delicato, in toni quasi sussurrati , di una musicalità mai ricercata, sempre naturale. Anche "le più forti parole" trovano una forma dolcissima, confermando la dichiarazione del grande Friedrich Nietzsche secondo la quale "tutto ciò che è prezioso si muove con passi delicati". Nel volgere il suo sguardo sempre acuto e attento ad ogni aspetto del "galattico Creato", Elena, quasi "farfalla inferma" ( in quanto consapevole della propria impotenza a oltrepassare il velo di Maja schopenhauriano), non si stanca di spiegare il suo timido volo, così come non si stanca di cercare un motivo al dolore umano e al male : "lo schianto dei perché" la assorda e la ferisce, inducendola a ritirarsi "sempre di più nell'eremo", "nel tempo senza tempo" a cui la sua anima dolente aspira, ma il "pensiero claudicante", e ancora di più il suo cuore ostinato, la sua profonda pietas francescana la persuadono a continuare il cammino e la lotta in difesa della Bellezza e della Verità. Solo la persistenza nel poetico consente di "tracciare qualche via d'uscita". Ed ecco aprirsi alfine "lo squarcio luminoso" in una "inusitata alba". È la musica a porgere "a ogni essere in ascolto/la vibrazione" che permette il contatto con l'Altrove, in cui solo é possibile trovare un senso al nostro cammino "hic et nunc", qui dove vediamo solo "per speculum et in aenigmate" .
Silvio Raffo

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