Viaggio in Svizzera - Sulle orme di Ugo Foscolo

Giuseppe Bottelli

2005

104 pp.

Collana delle orme

20.00 Fr./.00 €
 
Nel 1825 Giuseppe Bottelli lascia l’Italia per intraprendere un viaggio in Svizzera. Dal San Bernardino al Lago di Costanza, da Zurigo a Lucerna, da Berna al San Gottardo, il forestiero osserva montagne e città, bagni termali e musei, posti panoramici e curiosità, istituti filantropici e luoghi cari al mito delle origini elvetiche. La sua, però, non vuol essere soltanto occasione di piacere e di formazione: dieci anni prima, in ben altre circostanze, indirizzandogli alcune lettere, Ugo Foscolo aveva fatto lo stesso tragitto. L’abate lombardo (traduttore in latino dei Sepolcri) segue passo per passo le orme dell’infelice poeta: con il desiderio di vedere luoghi e persone frequentati da chi è ora esule in Inghilterra; con la speranza di rinnovare il senso di un’amicizia forse attenuata dalla distanza ma certo destinata a rinfocolarsi nelle chiacchierate - “lunghe a misura d’orologio, corte a misura del suo piacere” - fatte sulle rive del Lago Maggiore, dopo il ritorno dalla Confederazione, con un altro grande scrittore: Alessandro Manzoni.

a cura di Renato Martinoni


Un’amabile Svizzera compare nel nel Viaggio in Svizzera dell’abate Giuseppe Bottelli, un prete di Arona sui Lago Maggiore che,
entrato in corrispondenza e amicizia con Ugo Foscolo nel 1807, nell’estate del 1825 intraprende un itinerario nella Confederazione sulle orme del poeta dei Sepolcri, carme tradotto anni prima dal Bottelli stesso in latino. Foscolo era espatriato nel ‘15, giungendo il 31 marzo a Lugano ospite di Pietro Gujoni direttore delle Poste. Ed ecco il Bottelli arrivarvi anche lui, superare il Ceneri, risalire il San Bernardino, arrivare a San Gallo e Costanza, poi a Zurigo e a Einsiedeln, Lucerna, Berna, quindi ritorno per il Gottardo, Bellinzona e Locarno dopo un mese di pellegrinaggio.
Lo squarcio più bello di questo diario è forse quello della salita al Righi a cavallo, in uno spettacolo oggi ormai impossibile nello sfavillio delle luci in cielo e in terra di satelliti, fari, illuminazioni sparse dalle città e dalle autostrade: «Allo sparir della notte, al primo albeggiare dell’aurora spiégasi di lassù agli occhi del contemplatore un immenso quadro... Vedi la brillante superficie di quindici laghi, immensi tappeti di verdura attraversati da canali d’acqua somiglianti a fili d’argento... mentre altre parti recondite non ancora illuminate conservano la loro oscurità in mezzo alla crescente luce...». L’edizione che di questa operetta dà Renato Martinoni ne contiene una precisa introduzione e un’annotazione ottima; anche la veste tipografica con belle incisioni d’epoca concilia questa pacata lettura.

Carlo Carena, da il «Corriere del Ticino» di martedì 20 dicembre 2005

 

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